Diari di viaggio

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Vr37100_milleXI MILLE CHILOMETRI VESPISTICA 2013 di GIULIO e RIGE

 

24/05/2013
Da dove partiamo con la descrizione della mille km?
ma dall’inizio a Mantova!
Nei minuti precedenti la partenza
un po’ di tensione mi era anche cresciuta, della serie sentivo le farfalle
dentro nello stomaco!
Un po’ per l’acqua un po’ per il clima
un po’ per il vedere gli altri partecipanti
partire e dileguarsi dall’uscita di Piazza Sordello
che stava trasformandosi piano piano
un un caotico groviglio di gente senza quell’ordine che caratterizzava la
piazza durante le prima ore e
sempre meno vestita di giallo, il colore della casacca dei partecipanti alla
mille chilometri
e la voglia di provare ad arrivare fino in fondo alla
gara; mi vedevo già alla fine , stanco ma felice.
Sotto l’acqua battente siamo partiti con la prova
a cronometro , la mia partenza era fissata per le ore 13:03:00,
che personalmente ho affrontato
abbastanza bene, nel senso penalità all’inizio
ma dopo ho fatto un buon tempo di uscita
con 9,66 al posto di 10 secondi.
E questa è stata la mia unica prova cronometrata, l’unica mia sfida contro
il tempo della gara  perché alle tappe
successive non sono più riuscito ad arrivare in orario per le prove di Controllo Orario.
Questo mi porterà in classifica ad una posizione più avantaggiata
rispetto ad altri, della serie ne ho lasciati indietro circa cinque alla fine arrivati svariate ore
prima di me!!!
Dopo aver fatto la foto ufficiale,
con una faccia che già presagiva le mie intenzioni…il che è tutto un programma…;
siamo partiti direzione Lago di Garda
01Giulio02Rige
Siamo andati appunto verso Nord
sotto l’acqua ancora battente, abbiamo fatto tappa
a Garda ai parcheggi del lugo lago, perché li aveva un
bar un nostro amico vespista, la sosta é durata un po’
troppo. Ben quarantacinque minuti ma eravamo moooolto bagnati e volevamo
rifocillarci, partiti da Garda ancora tremanti abbiamo proseguito
sempre in gruppo verso Torbole e li c’è stata
una vera e propria diaspora o scissione del nostro gruppo.
Personalmente sono rimasto con Rige, Floriana e Roger
fino al controllo timbro di Rovereto.
Le difficoltà logistiche non hanno tardato a manifestarsi a Rovereto;
per trovare il posto del Controllo Timbro e capire che era all’ingresso del
Mart, indicato chiaramente su tutti i cartelli della ridente
cittadina trentina, siamo arrivati come ultimo gruppettino
per il controllo ufficiale: panino, acqua, una mela e cicche doverose oserei dire.
Partiti ancora per ultimi, il mio gruppettino
si è ulteriormente diviso: praticamente dopo la prima tappa
eravamo gli ultimi fra gli ultimi, ma poco importa.
Sono rimasto da solo con Rige e Roger, poi alla pausa per la miscela
di Rovereto Roger l’abbiamo abbandonato perché ci stava mettendo un po’ troppo
e siamo rimasti Rige ed io e questa sarà comunque
la formazione finale che mi accompagnerà per gran parte di questa esperienza
Intanto gli amici del carro scopa, continuavano ad intervenire
per raccattare lungo il percorso le vespe che si fermavano
per problemi meccanici o per impossibilità nel proseguire dei piloti.
Ripartiamo appunto in direzione Trento ed Egna
dove c’era un Controllo Timbro e un Controllo Orario, il terzo
contando anche la prova cronometrata della partenza.
Notare  che sul mio piano di viaggio, mi aspettavano a treviso
per le ore venti !!!
Arriviamo a Trento e anche li ci siamo praticamente persi con le strade
(abbiamo perso dei buoni quarantacinque minuti)  tra semafori e strade
sbagliate. Nonostante questo abbiamo trovato la strada per Bolzano
e siamo arrivati nelle vicinanze di Egna.
Li abbiamo visto parecchi vespisti che facevano la strada al
contrario , e ci siamo chiesti: “Ma perché?”.
Dubbio fugato quando abbiamo incontrato l’Avvocato, Rige l’ha fermato ,
e gli abbiamo chiesto, mancava ancora un venti minuti ad Egna,
e lui ci ha detto che la tappa del Passo Rolle
con la variante della Valsugana non era da considerarsi
fattibile e stavano tornavano indietro per prendere
la Valsugana dalla città di Trento. L’avevano tolta dal percorso
perché annunciavano la neve su ampi tratti quel tratto impervio.
Allora noi imperterriti siamo giunti ad Egna.
Li ci siamo fatti un panino offerto dall’organizzazione
e un grande caffé , sempre in preda ai tremori da carenza di potassio
nel fisico oramai provato dall’esperienza.
siamo ripartiti non prima di sentirci dire
“Come mai questo ritardo?”
“Ma vi ritirate?”
risposta, “No non ne vedo il motivo!”
e siamo ripartiti con la gente dell’organizzazione
che ci diceva , “A Treviso per le ore venti non ci arriverete mai !”
e noi li abbiamo salutati con un bel “e chissenefrega!”
Poi dritti sparati in direzione Trento, ero io che tiravo davanti,
per poi verso Padova a sinistra,
quindi per la Valsugana, li sempre con acqua battente
ma meno male che qualche galleria chilometrica ci salvava
dal prendere l’acqua ininterrottamente.
la prima volta in vita mia che mi stavo quasi
innamorando dell’ingegnere che aveva progettato
quella galleria.
Intanto calava il buio, due soste per far miscela
e mangiarsi , sempre Rige ed io, dei panini e delle
barrette energetiche che avevo portato via per l’occasione.
Il tutto in preda al “delirium tremens”.
Oramai il buio la faceva da padrone, la neve era li a pochi metri,
anche se le strade rimanevano pulite, il fondo stradale
era ancora buono e non dissestato come capiterà più avanti
una volta rientrati in veneto, questo è lo scotto di ritornare
da una regione a statuto speciale!!!
Andiamo avanti fino ad un bivio ci fermiamo e guardiamo la piantina,
mi pareva di aver visto sulla cartina che ad un certo punto dovevamo
girare a sinistra, infatti era cosi.
Dicevo, guardavamo la piantina oramai illeggibile in quanto inzuppata, ma capiamo che
quello é il bivio per
Feltre e quindi per Treviso, proviamo a svoltare a destra ,
al limite “Torniamo indietro” ci diciamo; se non ci fosse stata magari una mega galleria
l’avremmo anche fatto, ma in realtà all’uscita della galleria
segnava direzione Feltre quindi ci andava benissimo.
Raggiunta Feltre senza problemi la strada per Treviso proseguiva in maniera
abbastanza pericolosa
ma l’abbiamo percorsa senza dubbio alcuno, oramai erano già passate le otto
di sera anzi mancava poco alle ventuno a dire il vero.
Pausa Benzina , immancabilmente in preda ai tremori, della serie
non riuscivo a versare l’olio dentro al serbatoio! veramente da paura il tutto!
Arriviamo a Treviso, stranamente con il “carro scopa” accodatoci da dieci minuti dietro
di noi, chiediamo informazioni su dove di trovasse
il controllo orario di Treviso, ma niente anche loro non lo sapevano
perché si basavano su un navigatore che non era raggiunto correttamente dal segnale.
Poco male, chiediamo in giro e ce lo indicano dei ragazzi fuori da un bar!
per la precisione un Pub irlandese ed tutti erano vestiti da Rugbisti con felpe a maniche lunghe
delle varie squadre.
Da loro capiamo che siamo veramente gli ultimi, avevano visto vespisti tutto il giorno
scorrazzare per il centro! Il posto era nel parcheggio dietro allo stadio di Treviso.
Siamo arrivati a controllo orario e controllo tibro, con un super mega ritardo, due ore e mezza.
Non ci fanno più fare il controllo orario ma ci timbrano solamente il libretto.
Facciamo una pausa gabinetto, panino, integratori e cicche, ancora in preda ad
un tremore da competizione e ripartiamo per Ravenna.
Prima però salutiamo i nostri colleghi del V.C. Pescantina , a dire il vero eravamo in competizione con loro, ma come si suol
dire quando ci sono delle difficoltà siamo tutti amici.
A Treviso incontriamo uno stuolo di vespe che per decisione dei piloti
si sono ritirate, soprattutto tante faro basso, quindi vespe di prima degli anni settanta
e con le ruote più piccole, le cosiddette ruote da otto.
Il meteo li sembra migliorare visto che non piove più e la luna fa capolino fra le nuvole.
Di li si fa abbastanza presto ad arrivare a Mestre, li chiaramente facciamo
quindici chilometri per un cavolo , chiediamo a della gente indicazioni per Ravenna
e ci dicono di passare da Marghera.
Lo facciamo e ci troviamo sulla strada Romea.
Ci porterà quasi fino a Ravenna, facciamo sempre un paio di soste Benzina,
pausa cicca e quantaltro e verso la metà della tappa
riappare il carro scopa che ci scorta,
ci segue quasi sempre ogni tanto scappa via a  prendere delle vespe ferme.
lavoro veramente infame da parte loro, nel loro piccolo sono e saranno
comunque dei grandi.
Arriviamo a Ravenna , e quella dal mio punto di vista
è stata la tappa più bella, sfrecciavamo nel Rovigotto
e verso i lidi ferraresi con la luna che si specchiava
ai due lati della strada dentro all’acqua delle zone paludose
fra Chioggia e Comacchio.
Arriviamo come dicevo a Ravenna, con  il carro scopa sempre
dietro di noi e il sole stava facendo capolino.
Giungiamo al centro commerciale
adibito a punto di ritrovo per noi vespisti alle ore 05:03 dopo trenta minuti.
In straritardo rispetto ai tempi di marcia
anche li ci limitiamo a timbrare il libretto e saltiamo la prova oraria.
Ci riuniamo tutti, vediamo chi era partito del nostro gruppo
oramai al secondo sonno, tutti K.O. si dormiva cosi come capitava:
chi si era riuscito ad infilare dentro al sacco a pelo e
chi dormiva con la testa sul pavimento.
03Mille Dorme01
04Mille Dorme02

Mangiamo un panino, e poi metto giù il sacco a pelo,
timbro il libretto e mi cambio i vestiti , e questa idea di portarmi
il cambio del vestiario è stata veramente un tocca sana.

Riesco a dormire due ore, il mio collega di viaggio invece no
e lo hanno visto passare avanti e indietro per il centro commerciale
e per il bar, rimasto chiaramente aperto per panini e colazioni.

Al mattino verso le ore sette e mezza mi sveglio, colazione,
e apprendo che Bassi Alberto , uno del nostro club ha fatto un incidente
ma è comunque ripartito, mentre la nostra punta di diamante
tale Ciccoli si è ritirato perché non si sentiva sicuro!

La notizia mi lascia molto dubbioso sul nostro imminente futuro.
“Cavoli se si ritira lui, allora noi tutti cosa dobbiamo fare?”.
Prova ne è che lui sapeva cosa avvremmo incontrato
noi invece no, beata incoscienza.

Va bene faccio colazione, cicca e riparto con destinazione
Firenze. Anche in questa tappa il meteo per buona parte
è a favore, noi per sfizio andiamo via con l’abbigliamento da
acqua perché non si sa mai, mossa fra l’altro azzeccata!

Arriviamo fino dopo Forli e per strada vediamo altre vespe
che si sono ritirate.

Ci fermiamo a far colazione prima della Salita del Muraglione.
a dire il vero ci fermiamo un po’ troppo ma abbiamo interpretato
la tappa un po’ cosi.

Del nostro gruppo siamo in tre, Avvocato, Rige ed io.

Partiamo verso Firenze e la tappa appare subito impegnativa.
Nel senso che vado io in testa in salita per fare l’andatura,
e gli altri due mi stanno dietro e non vanno avanti
per evitare che il gruppo si disgreghi ulteriormente.

Piove, anzi strapiove, lungo il percorso Appenninico,
il tracciato appare impegnativo, ci sono dei tornanti da paura, ma ce
la facciamo. Arriviamo in cima e inziamo la discesa.
Ci fermiamo in un bar dopo aver scollinato
per pausa panino, pausa cicca, pausa gabinetto e pausa miscela.

Li l’avvocato ci dice: “Ci vediamo a Pontedera!”, perché lui vuole arrivare
a fare il controllo orario e a Firenze vuole fare la FI-PI-LI visto che lui
guida una 180 Rally per cui può percorrere le tangenziali, al contrario di noi due.
(Vespa 50 Special e in Vespa PX 125).

Noi due restiamo da soli , con io che tiro in discesa, arriviamo sempre sotto
acqua battente fino a Firenze. Li capita il delirio.

Non andate mai a Firenze senza indicazioni o senza il navigatore.
Per dirvela in breve provate ad arrivare dalla zona Fiesole
e provate a vedere se riuscite a trovare un’indicazione per Empoli.
che non sia la strada di grande comunicazione FI-PI-LI.

Ebbene non c’è n’è una ! Neanche a pagarla oro!

Anche li perdiamo dei buoni querantacinque minuti, chiediamo a delle persone
che ci dicono tutte di fare la Firenze Pisa Livorno, e noi rispondiamo
che non è possibile perché non abbiamo le vespe per percorrerla!

Piove ancora e stranamente dopo un’ora incontriamo delle indicazioni corrette
quelle che cercavamo!

Ci avviamo verso Montelupo Fiorentino, oramai stra inzuppati
e li capita veramente il tempo meteorologico peggiore: la grandine!

Avete mai guidato la vespa sotto la grandine?

Anche sotto la grandine facciamo tutti i paesi della cartina

Empoli, Montelupo , S.Miniato fino a Pontedera;
Della serie se facevamo la Strada di grande comunicazione FI-PI-LI
le tempistiche erano di trentacinque minuti per raggiungere Pontedera da Firenze
mentre se facevamo il percorso indicato dalle mappe il tempo era di tre ore secche!

Arriviamo sempre sotto l’acqua a Pontedera
in centro a Pontedera c’è un autovelox
dopo una discesa ripida e prima di una salita
equivalente alla discesa appena percorsa.

Della serie se rispetto i limiti di velocità
“come faccio a fare la salita ?”

E li ho il dubbio di aver preso la multa, ma va be
fa lo stesso! Sarà contento il comune di Pontedera!

Andiamo avanti per trovare qualche indicazione volante messa magari sui
cartelli stradali, ne troviamo una ma è caduta per terra
e a questo punto non ci è proprio d’aiuto.

Chiediamo in giro, e incontriamo uno che lavora
come collaudatore in Piaggio e ci fa segno di seguirlo. a dire il vero chiediamo
al primo tipo in macchina e ci dice “ma siete fortunati sono un collaudatore
della Piaggio!!!”.

Lui ci fa percorrere una serie di circonvallazioni
da paura. Fra l’altro il meteo peggiora ancora, fulmini, tuoni e un vento
da far tremare, quasi al limite della tromba d’aria.

In un cavalavia di una circonvallazione in salita
la vespa mi viene letteralmente spostata di lato
dal vento, non so più cosa fare, non mi sento tranquillo,
non mi sento stabile onestamente e non sono il solo.
mi torna in mente quello che ha deciso di fare Chiccoli.

Appare finalmente il Museo Piaggio, salutiamo il collaudatore
e facciamo tibrare il libretto.

Pausa Panino e rifocillamento, cicche e poi prendo Rige da un lato
e dico sottovoce “Vuoi che ci fermiamo qui?”
lui mi dice “Si” perché non è più sicuro neanche lui.

Io dico “Ne riparliamo a fine sosta fra trenta minuti, e poi decidiamo con calma”

I ragazzi del carro scopa ci chiedono ancora una volta se ci Ritiriamo
noi prendiamo tempo.

Nel frattempo incontriamo una coppia di Tedeschi che ci fanno delle foto,
gli parlo e gli dico di mandarle al nostro sito, spiego loro un pò il giro che stiamo facendo.

Poi ritorno a parlare con Rige e decidiamo almeno di fare la prossima
tappa, Pontedera-Sarzana, secondo noi è proprio fattibile!

Io dico a Rige che sono stanco morto,
e che per le strade ora ci deve pensare lui, nel senso
si fa indicare bene le strade ed io lo seguo,
per cui tira lui il gruppo!

Detto e fatto ci spostiamo in direzione Sarzana,
la tappa appare non particolarmente impegnativa a dire il vero

Spunta fuori anche il sole a tratti, ma sempre acqua
sulla strada, stranamente con il sole ma piove
quindi occhio a non cadere! Premetto che non ho visto l’arcobaleno
semplicemente perché non avevo il tempo di guardare
ma sicuramente ce l’avevamo alle spalle !

Passiamo da Massa, Pietra Ligure
e poi prendiamo le indicazioni per La Spezia.

A cinque km da Sarzana, premetto che stiamo attraversando dei
paesi comunque di mare, e li ci sono tanti semafori e
tanta gente che si immette dalle strade laterali, quindi
siamo impegnati a vedere cosa combina la gente in giro.
e stiamo attenti anche alle porte delle macchine parcheggiate
quando si aprono.

Dicevo a cinque km da Sarzana vediamo un ralletamento delle macchine
che ci precendono, guardiamo avanti e vediamo un cane , era un Rottweiler non
un cane qualsiasi, che scorrazza libero e tranquillo in mezzo alla strada

Le macchine non riescono a superarlo e neanche le moto.
Siamo dietro di lui di tre macchine e vediamo che il Rottweiler
non intende fermarsi, poi lo vediamo dopo due km
imboccare per un benzinaio e fermarsi li. Noi due proseguiamo.

Arriviamo a Sarzanza, con tanto di Carri Scopa
ed in centro al paese, guardiamo l’ora e vediamo che
sono le venti di sera.

Magiamo qualcosa, e facciamo amicizia
con il presidente del Vespa Club Sarzana,
un vecchiotto tale sig. Goffi che subito mi fa i
complimenti per la prova notevole del mio 50 Special, e
mi stringe la mano dicendomi “Benvenuto a Sarzana, ci vediamo domani
al pranzo a Mantova”.

Li l’orgoglio mi è andato su come il citrato,
Rige ed io ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso
di fare anche l’ultima tappa, chiaramente con i nostri tempi
ma volevamo portare le vespe a Mantova a qualsiasi ora.

La tappa è comunque stra difficile, sia per il meteo, sia
perché si trattava di una tappa nottura, vista anche l’ora un po’ tarda.

Ore venti e trenta partiamo per la tappa conclusiva , la Cisa
poi Parma poi Mantova.

Iniziamo con una salita non molto impegnativa, ma comunque una salita,
ci fermiamo sempre tremanti a far benzina e pausa cicca
a Pontremoli. Decidiamo di percorrere la salita con i nostri tempi
nel senso non rischiamo più del dovuto.

La strada sale ancora prima delle rampe vere e proprie
e ci fermiamo a bere due caffé in un bar. Li vediamo il Bayern Monaco
alzare la coppa dei campioni, pace per il Borussia Dortmund io in realtà
tifavo per loro in quella finale, cicca e partiamo per la Cisa vera e propria.

Subito vediamo che le vespe sono un po’ in difficolta nel salire per cui
lavoriamo soprattutto con il cambio , la mano praticamente indurita dai chilometri,
delle serie cambio tante volte
fra seconda e terza fino a che la terza non la metto più e resto in seconda
i chilometri non passano più , ci metto anche cinque minuti fra un chilometro e il successivo.

Piove ancora, la strada è stra bagnata , e le macchine per fortuna
hanno smesso di passare e questo è un bene perché quando si presenta una macchina davanti
con i fari non vediamo più un emerito nulla, e quando ci sorpassano le macchine da dietro
dobbiamo dare loro strada ed e sempre un problema.

Cominciamo a salire di quota e ce ne accorgiamo subito perché arriva il fenomeno delle nuvole
basse, che non ci mollerà per tre ore a seguire!

Paura vera e propria, vespa a passo d’uomo, faro che quindi sta per spegnersi,
condizioni meteo al limite visto che continua a piovere, E’ oramai notte,
visibilità a cinque metri. Per fortuna avevo la mia luce frontale sul casco
e l’ho accesa per puntarla contro Rige che mi stava davanti.

Gran frenate per capire dove andava a finire una curva.

Di macchine in tre ore ne saranno passate quattro , due noncuranti,
Una ci si affianca a chiedere come andava per poi sparire nella nebbia
un altro ci si affianca e sentiamo da dentro “siete grandiiiii!”

A me personalmente comincia a far male la gamba destra, principio di crampo,
e ogni venti minuti avverto con il clacson Rige di fermarsi.

Evidentemente ho esagerato con il tapis rouland a casa, e pago pegno
per questo motivo.

Cinque minuti e ripartiamo, faccio cosi per sei/sette volte durante quella tappa,
arriviamo al Passo della Cisa, e ora inizia il bello della discesa
Sempre tempo pessimo, visibilità ancora a cinque metri, poco male
facciamo questa discesa con i nostri tempi, tanto non ci corre dietro nessuno.

La discesa è infernale , sono in preda a questi dolori sulla gamba destra
che non mi permettono proprio di frenare, mi sposo sul sedile
in mille modi ma niente da fare il dolore continua.

La discesa verso Parma è una questione veramente di due ore
tra tornanti discese e risalite. Alla fine giungiamo in pianura
sono oramai le due di notte e ci fermiamo in un bar
per quaranta minuti, pausa cicca ,caffé , integratori e panini.

Il bar é un ricettacolo di giovani che potrebbero essere miei figli, sempre se mi
fossi svegliato per tempo, sia chiaro.

Musica a stecca, alché il sottoscritto si è seduto fuori sotto alle intemperie a bersi
due meritatissimi caffé e anche un pezzo di torta.

Abbiamo visto che un principio di rissa comunque rientrato.
ho salutato gli avventori e le maestranze con un “state sereni!”

Ripartiamo alle ore tre o tre e mezza in direzione Parma-Mantova.

Li facciamo altre tre pause , due benzina
e una perché non troviamo dei riferimenti
sulla cartina, tanto che sono costretto a prendere in mano
la cartina che mi ero portato via dal mio Maggiolone Gastone,
anche entrambi d’epoca , per chiarire i dubbi all’altezza di Casalmaggiore!

Arrivamo a cinquanta chilometri dalla meta, e appare il sole,
per strada si alza un po’ di nebbiolina
dalla carreggiata inumidita, non c’é nessuno per strada
meglio cosi, i miei problemi alla gamba ci sono ancora
però é più forte in questo momento la voglia di arrivare a Mantova.
Stringo i denti per gli ultimi chilometri.
Non mi fermo neanche per mettermi gli occhiali da sole
e non riesco neanche più a smontare dalla vespa

Mi ero messo d’accordo con la mia ragazza di chiamarla un po’ prima
del mio arrivo a Mantova per cui a Suzzara le dico che arrivo in piazza
Sordello.

Intanto il sole si fa più forte e ci appare abbastanza fastidioso
perché la strada è dritta contro di lui, e praticamente non ci vediamo più
per il bagliore , non piove più oramai da due ore buone.
Sono oramai le sei quando entriamo a Mantova, prendiamo direzione Centro
e arriviamo in Piazza Sordello, non c’è nessuno dell’organizzazione
ma poco importa, siamo comunque arrivati, ci stringiamo la mano Rige ed io e
guardandoci negli occhi
ci diciamo che siamo stati dei grandi, eh già proprio dei grandi , incoscienti fino all’osso
ma comunque dei grandi, entriamo a far colazione allo Snack Bar Piazza Sordello
e inizio a realizzare quello che avevamo appena fatto,
“Ecco qui la bioche, a lei , qui trova anche il caffé”
mi ha interrotto il pensiero la barista.

Monumentale è stata la figura di Rige, se non era per lui
mi ritiravo anche io su questo “non ci piove”.

Monumentale soprattutto perché una volta giunti al nostro Bed and Breakfast
a Soave Mantovano a pochi chilometri dal centro, Rige ha voluto tornarsene a Verona
a casa, nonostante io che gli dicessi di lasciar perdere e sfruttare queste due ore di sonno
prima che la titolare venisse a svegliarlo, ma invece lui imperterrito ha voluto tornarsene a casa
sua, teniamo prensente che erano esattamente due giorni che non andava a letto!

Che dire proprio una gran bella prova di forza, proprio quello che ci voleva
per dare un senso alla mia personale stagione personale vespistica, buonissimo banco di prova
per il nostro Club che si è comunque comportato bene , a dire il vero sotto alle aspettative
ma quest’anno è stata veramente , veramente durissima.
Proprio per “Audaci”!

Giulio Lovato

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1000Km 2015 di Fabio Tessitori

la mia 1000 Tessitori